Archivio per Luglio 2008

Eroi volontari

«Mi tagliate le tasse? No, grazie. Preferisco pagare come tutti gli altri». No, queste parole non sono uscite dalla bocca di un integerrimo danese o di un malato psichico. Lo “squilibrato” è Aldo Ozino, presidente nazionale della Fidas (Federazione italiana donatori di sangue) e uno dei pochi rappresentanti di una razza oramai estinta nel nostro Paese: quella di chi fa e non si aspetta nulla in cambio. La risposta di Ozino è arrivata a seguito di una proposta ministeriale che intendeva togliere il costo del ticket sanitario a chi dona il sangue (col recondito scopo, e questo va detto, di aumentare le schiere sempre più sfilacciate dei donatori). «Non siamo eroi – ha fatto sapere Ozino – Siamo solo comuni cittadini che vogliono semplicemente fare qualcosa per gli altri. Non ci aspettiamo un particolare premio per quel che facciamo, se non la soddisfazione di aver fatto qualcosa che crediamo buono e giusto».

Parole che qualunque attivista, terzomondista, ecologista, difensore dei diritti umani o animalista dovrebbe appuntarsi e appendere nella cameretta tra i poster di Gandhi e del “Che” Guevara (due personaggi che, peraltro, hanno in comune solo le simpatie di chi, nobilmente, vuole farsi gli interessi degli altri). Bisognerebbe ricordarsi che non si diventa “eroi” della solidarietà volontariamente. Essere considerati buoni è una di quelle poche cose – come l’innamoramento, l’utopia e l’orizzonte – che più cerchiamo di raggiungere e più si allontanano da noi. Ma, spesso e volentieri, qualcuno tutto questo se lo scorda. Come gli animalisti – o si dovrebbe dire “bestialisti”? – della Valle della Savoia, che sembrano essere i responsabili dell’avvelenamento di diciassette cani da pastore, “colpevoli” di uccidere a loro volta i rari e protetti lupi che starebbero ricominciando a popolare quelle valli alpine. Nessun luogo è incline ai cortocircuiti del fanatismo come il cuore.

AnsIa


INDIA - Trovati sulle pendici dell’Himalaya due peli di una razza di primate non conosciuta; forse sono dello Yeti.CHIANCIANO TERME - Rifondazione Comunista riparte da Ferrero, eletto “compagno segretario” dal congresso.

Nonostante le continue smentite, alcune antiche leggende non muoiono mai.

 

Orchestra Titanic


Adesso che montagne hanno partorito i soliti topolini; adesso che la saliva della rabbia popolare si è asciugata dalle bocche degli urlatori; adesso che i grandi della terra hanno perso ancora un’occasione per almeno provare a sembrare davvero grandi; adesso sarebbe il caso di farsi una domanda. O due. “Ma funziona?”, “Ne vale la pena?”. Sarebbe davvero il caso. Ma, ovviamente, nessuno ci pensa.

Partiamo da piazza Navona, dove la scorsa settimana migliaia di persone si sono radunate perché ritenevano la democrazia italiana in pericolo, e il nuovo Governo una minaccia per il Paese e la Costituzione. E via di battute, frecciate acide, malcelati insulti. Veniva da sorridere per non piangere a guardare questi bambini arrabbiati che pestavano i piedi mentre applaudivano e organizzano macumbe e maledizioni verso il nemico, convinti che la loro rabbia e indignazione potesse giustificare loro tutto. Un film già visto, quello delle “piazze che salvano il popolo”. E che non ha funzionato affatto . Persino Veltroni gliel’ha detto: «Così si perdono le elezioni». E lui, in materia, è un esperto. Si ricade più facilmente nello scivolo della bile piuttosto che usare la testa.

Negli stessi giorni, il G8 si riuniva in Giappone. Come un padrone di casa di manica larga, la popolazione mondiale chiedeva tutta a gran voce ai loro leader di risolvere la questione del riscaldamento globale. Si diceva che era l’ennesimo ultimo appello, che se non si fosse fatto nulla almeno stavolta ci saremmo trovati a portare a spasso il cane con un metro d’acqua nelle strade. E invece anche questo vertice di super-potenti, che tutto potrebbero fare ma niente fanno, si conclude con i soliti insipidi accordi, i soliti “farò”, i soliti scialbi richiami a Cina e India, che evidentemente a quel tavolo degli “appelli ma niente decisioni” dovrebbero sedercisi da un pezzo. Ma non li vogliono, e quindi si vendicano. E intanto le lancette corrono…

Insomma: da una parte quelli che non contano e decidono di non contare; dall’altra i veri potenti che però hanno altro da fare. Da una parte i “vorrei ma non posso” e dall’altra i “posso ma non voglio”. La storia ci ha sempre insegnato che quando il potere costituito non funziona, la massa prende il sopravvento (rivoluzione francese). E, viceversa, quando il popolo è allo sbando sono i leader a prendere il timone (Cavour, un esempio tra mille). Invece, adesso, nessuno fa nulla: il popolo non c’azzecca e i potenti non ci sanno fare. E poi ci chiediamo come mai i comici hanno tanto successo: sono come la famosa orchestra sul Titanic che affonda.. Almeno quando, a riscaldamento globale compiuto, finiremo tutti sotto le onde dell’Atlantico a qualcuno da ridere scapperà. O no?

Gaffeurs

«Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un Paese conosciuto per corruzione governativa e vizio». Clamorosa gaffe dello staff della Casa Bianca, che ha distribuito ai giornalisti al seguito del presidente americano in Giappone per il G8 una biografia molto particolare del nostro Presidente del Consiglio. «Odiato da molti ma rispettato da tutti almeno per la sua ’bella figura’ (in italiano nel testo) e la pura forza della sua volontà – afferma la biografia – Berlusconi ha trasformato il suo senso degli affari e la sua influenza in un impero personale che ha prodotto il governo italiano di più lunga durata assoluta e la sua posizione di persona più ricca del paese».

Prima che i giornalisti potessero riprendersi dallo shock di aver appreso una posizione onesta dalla Casa Bianca e incominciassero a domandarsi come un volantino dell’Italia dei Valori potesse essere arrivato fino alla scrivania dello studio ovale, sono arrivate le scuse. «I sentimenti espressi nella biografia non rappresentano le vedute del presidente Bush, del governo americano e degli americani – ha fatto sapere il portavoce della Casa Bianca – Ci scusiamo con l’Italia e con il primo ministro per questo errore davvero sfortunato. Come tutti coloro che hanno seguito il presidente Bush, il presidente ha per il premier Berlusconi e per tutti gli italiani la più alta stima per la loro. Per lo meno per l’arte di impastare la pizza».

«Comunque – continua il portavoce – Noi intendevamo l’altro Berlusconi. Quello che è presidente di squadre di calcio, giornali e tv. Perchè sono due persone diverse, vero?».

Matati

Iker Casillas ha alzato per la Spagna la coppa dell’europeo di calcio, e la maggioranza degli italiani ha reagito con una pronta alzata di spalle. Mentre ci saremmo spaccati la testa contro un muro in caso di vittoria francese e avremmo sospirato con un certo languore qualora avessero vinto i crucchi, il trionfo dei “fratelli mediterranei” non ci sconvolge più di tanto. Eppure, questa vittoria è un segnale, uno di quei rintocchi internazionali che solo le grandi manifestazioni sportive possono dare. La Spagna è il vero Paese emergente in Europa e, soprattutto a noi italiani, ci sta facendo mangiare la polvere da un bel po’. Nelle infrastrutture, nella ricerca, nella spinta demografica, nella cultura, nella produttività, nella politica… Tutti campi in cui gli iberici hanno da tempo messo silenziosamente la freccia, e noi quasi non ce ne siamo accorti. Persino l’insulto supremo – “noi spagnoli siamo meglio di voi a giocare a calcio” – è stato archiviato con sufficienza.

Perché la Spagna non ci fa paura? E perché invece siamo terrorizzati dalla Cina, e le olimpiadi di Pechino sono già additate con un certo timore come la soglia di un cambio di prospettiva globale? Perché continuiamo a lamentarci dell’aggressività dell’industria cinese mentre di quella spagnola già cominciamo a vedere la nuca? Saranno la pelle gialla e gli occhi a mandorla a preoccuparci di più? Può essere. Sarà la mole gigantesca di un colosso da un miliardo e più di persone? Senza dubbio. Sarà che Londra è diventata la città con più biciclette e Pechino quella con più Rolls-Royce? Più che probabile. Ma non è questo quello che ci spaventa di più. Degli spagnoli pensiamo (forse a ragione) che siano e rimarranno impantanati come noi nei vecchi vizi mediterranei della lentezza, della corruzione, dell’indole geneticamente non competitiva. I cinesi, invece, ci terrorizzano perché hanno conquistato in pochi anni virtù morali che con troppa fatica e moltissimo tempo noi avevamo messo insieme e ora sembra siano irrimediabilmente perdute. Sono le piccole cose preziose che sembrano scivolarci via dalle dita. I cinesi sanno come reagire ad una tragedia nazionale senza isterismi, come ha testimoniato il terribile terremoto in Sichuan. Sanno dare ancora grande valore al proprio lavoro. Hanno un ragionevole senso patriottico e sanno rispettare i minuti di silenzio. E si ricordano ancora i morsi della fame quando la ciotola di riso era piena di povertà. Ma soprattutto i cinesi sanno ancora indignarsi e reagire tutti insieme. Come è successo due giorni fa in una cittadina dello Ghizou, in cui la gente si è ribellata contro la polizia che ha coperto l’assassinio di un professore e di una ragazzina. Ecco, soprattutto questi scatti d’orgoglio ci mancano. Sprofondiamo nella nostra poltrona di auto-acclarata mediocrità mentre il resto del mondo ci fa “ciao ciao” con la manina.