Archivio per Agosto 2008

Politica del sospetto

Notizie sorprendenti nei giornali e nella rete. Berlusconi solidale con Prodi, McCain campione di fair-play, Putin che sferra una coltellata alla schiena del compagno di venture George W. Va bene, forse quest’ultima notizia non è poi così sorprendente, ma comunque in generale ce n’è abbastanza per stupire anche i più scafati. Perchè gente che fino a ieri si tirava spigole in faccia ora si scambia abbracci? Perchè uno squalo della politica che deve recuperare punti percentuali nella corsa alla presidenza improvvisamente diventa un bonaccione? Perchè la Russia punta esplicitamente a rovinare quei rapporti diplomatici con la Casa Bianca tanto faticosamente intessuti negli ultimi anni? Qui gatta ci cova, e qui parte la solita gustosissima dietrologia politica.

Silvio ha fatto pubblicare nel “suo” Panorama le intercettazioni di Prodi per poi dichiararsi solidale con lui, e dare così una parvenza bipartisan al prossimo disegno di legge contro le intercettazioni. McCain mette a disposizione delle tv uno spot in cui fa le congratulazioni a Barack Obama per il fantastico lavoro svolto perchè vuole far pensare agli elettori democratici scontenti della sconfitta di Hillary che votare repubblicano a novembre sarebbe una scelta per un candidato non poi così distante e “nemico”. Putin ha dichiarato che l’attacco della Georgia all’Ossezia del Sud – che poi ha provocato la reazione russa – sarebbe stato orchestrato dall’attuale amministrazione della Casa Bianca nell’ottica di favorire la corsa alla presidenza di Mc Cain, agli occhi degli americani più quotato ad offrontare in futuro una complessa crisi internazionale. Ma questo vorrebbe dire che Putin ritiene effettivamente Obama un avversario più malleabile. E quindi, facendo dietrologia alla dietrologia, si potrebbe pensare che la denuncia dello zar russo sia in realtà un astuto assist a McCain che, appunto, vedrebbe aumentare le sue chances se si mantenesse la prospettiva di un conflitto internazionale in corso.

Ce n’è abbastanza per farsi venire il mal di testa. Il fatto è che ciò che affascina del potere non sono i salotti buoni, il carisma, il pulsante rosso per il lancio dei missili. Ciò che veramente fa impazzire la folle sono gli scantinati della politica, i complotti da biscazzieri, i piani segreti. Non riusciamo a credere che il primo fine politico sia anche l’ultimo: ci deve sempre essere qualche scopo recondito, qualche subdolo piano segreto che ci governa. Complottismo, lo chiamano. D’altronde, non si dice: “a pensar male spesso ci si azzecca”? Lo disse Andreotti, che di secondo mestiere mi pare faccia il politico. Ma allora perchè la gente vota – e quindi dà fiducia – a gente di cui non si fida? Perchè preferiamo sprofondare nella labirintite del sospetto piuttosto di affidarci a chi ci governa?

UPDATE:
Berlusconi ha appena detto che darà 5 miliardi di euro alla Libia come risarcimento della dominazione fascista. Ok, ritiro tutto: c’è qualcosa sotto.

AnsIa

DENVER - Operazione morbidezza per Hillary Clinton alla convention democratica di Denver. E’ capace, determinata, sicura, ha alle spalle mezza nazione ed è terribilmente brava. Potrebbe essere un’antagonista straordinaria. Eppure, si è fatta da parte per lanciare il candidato più quotato. Veltroni non avrebbe saputo fare di meglio.

Pregiudizio permaloso

Domenico Riso era gay. E’ morto nel tragico incidente aereo della Spanair a Madrid. Ed era gay. Faceva lo stewart. Era gay. Stava recandosi alle Canarie per una vacanza. Ed era gay. Amava volare, Domenico. Era gay. Non aveva avvisato di quel viaggio la famiglia, che è rimasta nel paesino siciliano da dove, parecchi anni fa, è emigrato in Francia. Era gay. Viveva a Parigi, insieme al suo compagno Pierrick Charilas, ex campione di aerobica. Anche lui era gay. Anche Charilas e suo figlio Ethan sono morti nell’incidente. Ethan era come un figlio per Domenico, che lo adorava ed era gay.

Se fossimo nei migliore dei mondi possibili, avrei potuto finire il mio post anche al capoverso precedente. Ma siccome siamo in un Paese di permalosoni e di fobici, mi tocca specificare. Ieri, l’arcigay ha accusato pubblicamente i media italiani di aver scientemente censurato l’orientamento sessuale di Domenico Riso dalle cronache dell’incidente avvenuto a Madrid, e costato la vita a 153 persone. «La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina fumogena tragicamente ridicola – hanno affermato – E ci siamo chieste e chiesti, quando in questo paese si avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome?». In pratica, l’arcigay voleva che il fatto che Domenico fosse omosessuale fosse messo bene in vista. Come se gli orientamenti sessuali di una vittima facessero da soli notizia; come se facessero di Domenico – guarda un po’ – un «diverso» rispetto a tutte le altre vittime. Eppure, scommetto che se avessero letto ieri il capoverso precedente sui giornali, avrebbero subito urlato all’omofobia.

Se fossimo una società perfetta, senza pregiudizi alcuni, quei «Era gay» del primo capoverso sarebbero scivolati come punti e virgole nella nostra lettura. Invece, no. Perchè esistono due tipi di pregiudizio: quello discriminante e quello permaloso, che vede discriminazione ovunque; che vuole essere «pari» ma si indigna se non è «speciale». Domenico, probabilmente, non aveva nessuna voglia di essere «speciale»; di essere «diverso» per il fatto di essere gay. L’Arcigay è riuscita a far diventare, lui e la sua memoria, tale. Complimenti.

AnsIa


BRUXELLES – Secondo una ricerca commisionata dall’Unione Europea, i giovani italiani sono quelli che, nel continente, più partecipano e si interessano di politica. Sono anche i più pessimisti. Ma tu guarda che coincidenza!

Fantasia al potere

Fantasia e rigore sono come il formaggio e il pesce: da soli vanno benissimo, ma a mescolarli si combina solo un gran casino. È successo lo stesso con le nuove ordinanze emesse dai sindaci italiani, neo promossi al grado di “sceriffi” dal ministro dell’interno Maroni. Il capo del Viminale era probabilmente in buona fede quando ha deciso di affidare ai sindaci potere di legiferare e portare l’ordine nelle proprie città, ma ha irresponsabilmente mescolato una purissima prerogativa italiana (la fantasia) con un’ambizione che a noi della Penisola non appartiene affatto (l’ordine). Ne è scaturito, ovviamente, un pandemonio. I primi cittadini si sono scatenati, e i cittadini «secondi» si sono trovati incastrati in un labirinto carroliano di leggine ed ordinanze. Dove a Novara non si può parlare in più di due per strada, a Vicenza non ci si può stendere sull’erba dei parchi a leggere; dove ad Amalfi non si può girare con gli zoccoli, a Bibione è vietato fare massaggi in spiaggia. Per chi sgarra, pronta la supermulta (e a chi serve più l’Ici?).

Come accade spesso quando si pianifica oculatamente una scemenza, l’unico effetto che si ottiene è di far incavolare la gente, e per primi gli stranieri. Dato che, se mi calpesti l’aiuola, non importa da dove vieni e se non lo sai, si attendono ampi rastrellamenti di tedeschi che, ignari, bevono birra al parco e francesi che mostrano la pancetta in centro. La cosa, ovviamente, non è piaciuta ai nostri sempre attenti vicini europei: il London Times si è già lamentato, titolato «Italiani bacchettoni, vietano tutto quello che è divertente». Probabilmente eravamo più simpatici quando sommergevamo di pattume le città: le copertine dei giornali venivano facili e i turisti inglesi potevano anche non curarsi di riciclare. Ma è anche colpa nostra, dopotutto: dovevamo saperlo che non si può essere simpatici facendo i bastardi. In quello ci riesce solo il dottor House, che purtroppo non è un personaggio reale. Qualcuno dovrebbe dirlo ai sindaci italiani, che sembrano convinti del contrario: potrebbero perdere – non sia mai! – le prossime elezioni. Fortuna che, in tutto questo, si è almeno salvato uno dei comandamenti principe della “vecchia” Italia: «La legge vale solo dove l’occhio arriva». Tradotto: nel privato puoi continuare a fare il cavolaccio che vuoi, basta che gli altri non se ne accorgano.

AnsIa


PECHINO – La nazionale olimpica di basket della Spagna si è fatta fotografare al gran completo in mezzo al parquet mentre tutti i cestisti posavano usando le dita per rendere i loro occhi “a mandorla”, evidenziando così la classica caratteristica fisica dei popoli orientali. Si è scatenata la bufera. Pronta reazione del Comitato Olimpico Internazionale, che attraverso un portavoce ha liquidato lo scatto come «evidentemente inappropriato». Giusto. In Cina la verità non appare sui giornali: neanche quella più evidente.

Sogni olimpici


«Celebrate Humanity» è lo slogan delle Olimpiadi. «One world, one dream» è la scritta che si legge proiettata sugli edifici di Pechino, mentre luci e fuochi di artificio solcano il cielo – grigio-smog – di quello che per le prossime due settimane sarà l’ombelico del mondo. Tutte le luci sulla capitale cinese, tutti gli occhi a vedere quel magnifico mosaico di colori dei Giochi, che appunto sono una celebrazione e un simbolo. E allora cosa c’è di più simbolico di apprendere che il governo cinese, per assicurare alla propria capitale la quantità di energia sufficienti per la sfolgorante cerimonia di apertura, lascerà scientemente senza corrente intere regioni del suo territorio? L’occhio va dove c’è luce, com’è logico e naturale. Ma allora che farne di quel pezzettino di coscienza che ci fa scivolare la pupilla sui piccoli titoli nei giornali, solo delle macchie di inchiostro a confronto delle spettacolari immagini della festa di Pechino: «Scatta la guerra in Ossezia», «Colpo di stato in Mauritania», «Arrestati 1400 manifestanti in Tibet», «Bolivia Paese in bilico»? Che dovremmo farcene di questi echi di un mondo lontano, invisibile e silenzioso?

Inutile e stucchevole sarebbe gridare allo scandalo, congiurare perché il mondo che si gode beato la sua ostrica dorata possa trovarsela di traverso perché insensibile verso chi soffre. Il mondo è così, e la speranza di una vita senza sofferenza non è di questo mondo. La luce aiuta a scaldare i cuori, e magnifica le virtù. Ma se manca anche dove si soffre, la tragedia si tramuta in qualcosa di più orribile e insidioso: l’oblio. E allora sarà meglio non dimenticarsi di chi sta oltre la soglia dell’ombra, dove la fiaccola olimpica non può arrivare. «One world, one dream». Il mondo avrà anche un sogno solo, ma di solito sono quelli al buio a sognare di più. Con i pugni ben stretti e i denti che stridono.

AnsIa

Doping. Emanuele Sella trovato positivo in un controllo extra-competizione all’epo-cera di terza generazione. Disposto il riesame delle rilevazioni fatte al Giro d’Italia, in cui il ciclista vicentino era risultato negativo. Sella ha dichiarato: «Me lo ha insegnato il mio maestro: “Dai l’epo-cera, togli l’epo-cera”».

La prima pietra


«Colto in flagrante, di fronte all’evidenza, nega, nega sempre». Ricordo, lo diceva Nonno Bassotto nei mitici “Topolino” della mia infanzia. Tramandava questa “lezione di crimine” ai suoi tre scalcagnati nipoti come fosse una regola aurea, un monito da tenere sempre presente nella loro carriera criminale a venire. Come a dire: «Se hai già fatto un crimine, non farti scrupolo di mentire per negarlo». Un ragionamento per niente stupido, che il nostro Paese sembra aver imparato maledettamente bene. Siamo come la banda bassotti: un covo di mascalzoni maldestri, di impenitenti rubagalline, di assassini di circostanza. Con un difetto in più: l’insopportabile sfrontatezza. Chi ha peccato qui scaglia la prima pietra. Persino le vecchiette al supermercato nascondono i cioccolatini nella borsa e poi aggrediscono a calci le commesse che glielo fanno timidamente notare (è successo).

Dai politici agli assassini; da chi si dopa a chi tradisce la moglie; dagli stupratori gli evasori. Quasi tutti negano. E non chiedono scusa. Mai. Tutt’al più, ogni tanto qualcuno se ne esce col solito, insopportabile «Così fan tutti», e se ne va di scena con un’alzata di spalle. Riccardo Riccò, ciclista formidabile che ha fatto una formidabile scemenza, almeno dopo un po’ l’ha ammesso. Ci aveva provato a negare tutto. Ma poi ci ha ripensato e ha ammesso di aver sbagliato. Suo maggior onore, non ha nemmeno tirato in campo a sua discolpa il ciclismo, sport malato grave in cui ci si dopa anche per vincere un prosciutto alla corsa del paese. Ha detto che, se potesse, non lo rifarebbe. Tutti gli altri no, lo rifarebbero. Per me, ha più statura morale quel romeno che, ubriaco, ha investito e ucciso un bambino l’hanno scorso chiedendo poi di essere sbattuto in galera piuttosto di un Moggi che, intervistato, dice: «Ammettere? Ammetto sì. Ammetto che non ci sono prove». Solo che uno adesso è in carcere a pentirsi (giustamente) per tutta la vita, e l’altro fa ospitate in tv. Anche la banda bassotti, nonostante gli infiniti tentativi di furto, era sempre a piede libero. Ma, tra un attacco e l’altro al deposito di Zio Paperone, una bella notte in gattabuia almeno loro se la passavano.

AnsIa


BOLZANO – Il Papa sui Giochi olimpici: «Un grande esempio di convivenza». Questa volta ci ha preso. Ai tibetani, infatti, l’idea di un matrimonio coi cinesi non è mai piaciuta.