«Pensavo che voi italiani foste innamorati di calcio, mi sa che invece siete innamorati più di show televisivi e di professionisti che evidentemente sono poco preoccupati per la qualità del vostro calcio. Stanno tutti a pensare allo spettacolo calcio e nessuno pensa allo sport». Ogni tanto, serve il visitatore straniero un po’ arrogante per mollarti un bel ceffone e farti realizzare che no, così non va bene, e che sarebbe ora di cambiare. Lo straniero un po’ (tanto) arrogante di turno si chiama Josè Mourinho, neo-allenatore dell’Inter e col suo permesso prenderemmo volentieri la sua diagnosi sul conclamato caso del calcio per applicarlo anche ad altri campi. Dalla politica allo spettacolo; dall’economia alle relazioni sociali; ovunque il coté sembra aver ragione della sostanza. Persino nella scienza oramai sembra contare più il contenente del contenuto, e un articolo di un signor nessuno sulla prossima fine del mondo finisce per sopravanzare nelle cronache la rigorosa ma noiosa ricerca che potrebbe cambiare le nostre vite. Non è cultura dell’apparenza; è solo fame di polemica. Così come un completo della Carfagna sembra contare più di una contrattazione internazionale per la liberazione di ostaggi, così le dichiarazioni di fine partita del mister sembrano avere più peso nelle chiacchiere del giorno dopo di una bella azione sulla fascia.
Gli americani, che pattinano sul superfluo da più tempo di noi e quindi sono appena un po’ meno sprovveduti, nel giro di una settimana si sono innamorati di Sarah Palin e poi l’hanno lasciata in panchina. La ragione? E’ troppo “niente” per essere qualcosa. Però se fosse stata anche brutta se ne sarebbero accorti prima.









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