Ogni tanto capita di poterci tirare su. Mentre scorriamo il giornale tra orsi polari che fanno il tip-tap su iceberg grandi come zollette di zucchero, la foresta amazzonica che sparisce allo stesso ritmo della sinistra italiana e uragani che scendono sull’America come giapponesi su Disneyland, capita la notizia della scoperta scientifica che tira su il morale. Forse non lo avrete notato ma spesso, proprio mentre le immagini del suicidio ecologico globale invadono i nostri schermi, ecco che arriva anche la notizia analgesico-scientifica: navi che sprigionano nuvole capaci di arrestare l’effetto serra Link; avveniristiche centrali solari nel Sahara che potrebbero illuminare tutta l’Europa; coltivazioni oceaniche di minuscoli gamberi in grado di “bruciare” anidride carbonica e produrre ossigeno. Sono notizie ecologiche incoraggianti, spesso ambiziose, quasi sempre frutto di genio. Il loro messaggio è sempre lo stesso: «La soluzione c’è, è economicamente competitiva e porta grandi benefici a lungo termine».
Questo tipo di notizie hanno generalmente due effetti sui lettori: li rassicurano e li fanno incavolare. Da una parte, infatti, la concreta speranza di vedere un domani le nuvole di smog andarsene o il Sahara trasformarsi in giardino serve a oltrepassare il pessimismo del lunedì mattina. Dall’altra, però, indispettisce pensare che il rimedio sia pronto ma rimanga sempre sulla carta; una semplice curiosità invece che una soluzione ad un dramma globale. «Cosa costa ai nostri governanti spendere quei 200 milioni per piazzare qualche specchio nel Maghreb?» ci si chiede. «Invece di un’altra nave da crociera extralusso, perché non costruiamo queste barche salva-ambiente?». Domande lecite, a cui si può rispondere coi soliti sospetti – politici incapaci, compagnie petrolifere troppo potenti, ricchi industriali che non vogliono cambiare – o qualche inedito dubbio – e se le ricerche fossero troppo ottimiste? -. Ma proviamo a pensare a cosa accadrebbe se fossimo smentiti. E se davvero in un domani molto prossimo la tecnologia riuscirà a tirarci fuori da quell’impaccio dove progresso e mala umanità ci hanno portato? Riusciremo davvero a smettere di farci del male? O sarà un’altra scusa per continuare il suicido globale con l’anima bella? Finiremmo per aver presto bisogna di una nuova «soluzione».

L’orso polare a cui si scoglie il ghiaccio sotto ai piedi è un’icona algoriana di successo. Tutti oramai temono per le sorti degli Orsi polari. Quello che nessuno sa però è che gli Orsi polari sono fortemente aumentati, passando da 5.000 a 20.000 esemplari in pochi anni e non corrono assolutamente pericolo di estinzione, a fronte del 90% del ghiaccio artico tuttora presente. (fonte: intervista a Sterling Burnett, titolare degli studi su clima e ambiente al National Center for Policy Analysis di Dallas, rilasciata alla Stampa di Torino del 3 febbraio 2006 e riportata nel libro: Che tempo farà – Falsi allarmismi e menzogne sul clima; di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, Piemme 2008). Inoltre, il WWF ha finalmente parlato, e facendolo ha in pratica confermato che è stato il giornale Daily Mail ad inventarsi quasi tutta la storia degli orsi in affogamento. Gli orsi sono stati avvistati una volta e poi non piu’. Non c’e’ nessun tentativo di salvarli, anche perche’ hanno ottime probabilita’ di riuscire a cavarsela da soli, potendo nuotare senza problemi per oltre 320 chilometri. Insomma tutta questa storia altamente drammatica e’ stata una bufala giornalistica. Grazie per l’attenzione.
Ambientalismo di Razza
Grazie del commento e della segnalazione, intanto. Avevo sentito questa voce, che secondo me porterebbe ad una riflessione sul funzionamento dei media in Italia e all’estero più che ad una questione di “falso allarmismo”. Comunque, la questione degli orsi polari in questo post era assolutamente pretestuosa; quello che mi interessava era appunto l’effetto dei lettori di una notizia come questa, più che la sua veridicità.
A presto.