Archivio per Novembre 2008

AnsIa

ROMA – Sconvolgente rivelazione del Vaticano: in punto di morte, Gramsci avrebbe chiesto di baciare il santino di Vladimir Luxuria.

Il gioco del bandito

La sfacciataggine è l’ultima sfumatura della crisi, e il primo passo verso il totale declino. Quando il freno automatico della vergogna cede; quando, nonostante la diffusa riprovazione popolare, chi sbaglia neanche si sforza di celare il suo misfatto; quando la più gettonata giustificazione all’errore è l’alzata di spalle alla “così fan tutti”; vuol dire che, da qualche parte, si ha fallito. Per chi crede che le sottili crepe di superficie non siano eventi occasionali, ma concreti segnali che il ghiaccio sotto i nostri piedi sta rischiando di frantumarsi, questi ultimi giorni hanno mandato parecchi scricchiolii preoccupanti. Il senatore del Pd Nicola La Torre, per esempio, si è sentito di abbandonare la riserva naturale del sottobanco – dove, da tempo immemore, i politici scorazzano liberi – per passare in diretta tv, davanti alle telecamere, un bigliettino ad un senatore che dovrebbe essere suo avversario. Il presidente della Lega Calcio Matarrese, ad un giornalista che gli domandava come mai alla soglia dei settant’anni non avesse ancora fatto largo ai giovani ha risposto: «Hai visto Prodi? Hai visto Berlusconi? L’Italia è così. Non l’hai ancora capito?». Una signora romana e un giovane incappucciato hanno aggredito a favore di telecamera una troupe di giornalisti del Tg1 che stavano svolgendo un’inchiesta sui casi di razzismo, con tanto di minacce di morte. E poi, il culmine. A Napoli, la Camorra smercia e contrabbanda i dvd di Gomorra.

E’ il gioco del bandito. Come ci ricordano i film da far-west, il fuorilegge gira per la città a testa alta solo quando lo sceriffo non c’è. Quei banditi lì, quelli sfacciati, nelle trame erano sempre i più pericolosi: molto più degli indiani che si nascondevano tra le rocce del deserto. E lo erano perché o pensavano di essere nel giusto pur sbagliando, oppure si sentivano al sicuro in una cupola di dorata impunità, lontani da una giustizia mai così poco terrena. In entrambi i casi, finiva sempre a pistolettate e con qualche morto.

L’autunno del presidente

Povero Silvio, ha ragione: non lo capiscono. Una volta erano solo gli odiosi comunisti, ora il mondo intero. Solo che adesso è peggio: prima era l’odio, poi è arrivato il dileggio e ora, ultimo stadio, la noncuranza. Insopportabile per un uomo che ha fatto dell’essere al centro dell’attenzione una ragione di vita. Lo dimostra anche la battuta che ha fatto ieri in visita ufficiale al Cremino di Mosca, con cui ha definito il neo-presidente degli Usa Barack Obama come «giovane, bello e abbronzato». Il fatto è proprio lì: quell’aggettivo. No, non quell’«abbronzato» che ha fatto gridare la sinistra italiana al razzismo strisciante (una reazione che ha dimostrato come da noi, a dispetto che altrove, la questione razziale non è superata. Lo sarà solo quando ci si potrà scherzare sopra). L’aggettivo chiave è «giovane». Barack Obama è giovane e, il mondo, bontà sua, lo sta finalmente diventando. Silvio no. Nonostante i trapianti di capelli, gli atteggiamenti da guascone, i vestiti da bodyguard da discoteca, il tempo sta passando anche per lui.

Nei prossimi anni il mondo sarà governato da rampanti quarantenni (Obama, Medvedev, Cameron) o al massimo neo-cinquantenni (Sarkozy, Merkel). Gente per cui il computer è naturale come il rock. Gente che è cresciuta col mondo diviso in due e ha vissuto il suo sogno di primo adulto con un muro che cade. Gente che ha visto solo il cinema a colori. Gente che da giovane ha spintonato per entrare nell’autobus del potere, mentre da noi in Italia le porte restavano bloccate. Gente che non può più ridere alle battute da pianista di crociera di un settantaduenne.

Silvio – lo ha detto – vorrebbe dar loro consigli, fare il vecchio saggio. Ma i “giovani” sono già saggi, ed è stato insegnato loro che dei vecchi non si ride. Neanche quando si rendono ridicoli. Alla peggio, non li si prende sul serio. Ed è quello che sembra intenzionato a fare anche Obama, visto che oggi ha telefonato ai premier di Russia, Francia, Germania, Inghilterra, Giappone, Corea del sud, Israele, Australia, Canada e financo Messico per organizzare il nuovo mondo. La segreteria di palazzo Chigi è rimasta muta come l’apparecchio di un pensionato rimasto solo d’estate, e a cui i nipoti in vacanza non chiamano. Fuori comincia la festa, e noi rischiamo di non avere neanche il respiratore per scendere le scale.

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ROMA - Barack Obama è il primo presidente nero d’America. Il Vaticano: «Che Dio lo illumini». Così magari si scolorisce un po’.

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CHICAGO – Obama dopo la vittoria alle figlie: «Alla Casa Bianca vi comprerò un cucciolo. Lo chiameremo Veltroni».